Archivi Mensili: marzo 2020

Papà, quella primavera del 2013

Papà è morto in questo giorno, qualche anno fa. Un mese prima di andarsene mi aveva detto che al suo funerale non avrebbe voluto nessuna preghiera, nessun rabbino. Soltanto noi, la famiglia e gli adoratissimi nipoti.

Papà non credeva e non praticava più la sua religione. Aveva smesso di andare al tempio dalla fine delle persecuzioni razziali: se Dio esiste, e noi siamo il popolo eletto, perché ha permesso tutto questo?

Papà è sepolto nel cimitero cattolico di Busca, pochi chilometri da Cuneo. “Voglio stare con vostra madre, non m’importano nè il luogo, nè la religione. E’ vicino a lei che voglio rimanere per sempre”.

Quel giorno delle direttive sul funerale, lo vedo che si alza dalla sua scrivania e prende uno dei mille cd di musica classica che aveva collezionato negli anni e che ascoltava con gli occhi chiusi tutti i giorni. E’ un cd di Chopin, i Notturni. M’indica il lettore che ha sul tavolo e la casse acustiche posate sul pavimento. Ecco, vedi? mi dice. Tu prendi tutto questo e lo porti al cimitero il giorno del mio funerale. Fai partire il Notturno numero 9 nel lettore e mi fai accompagnare da Chopin mentre m’infilano sotto terra.

Papà, io non posso fare questo. Io non credo che sia permesso portare in un cimitero tutto ‘sto ambaradan di casse acustiche. Lui mi guarda con quegli occhi stanchi che aveva e mi dice: so che lo farai.

Un mese dopo muore. Sulla sua bara faccio apporre la Stella di David. In quei due giorni in cui l’agenzia organizza il funerale, vado al Conservatorio di Torino. Leggo gli annunci degli allievi che si propongono per feste o ricorrenze. Cercavo qualcuno che suonasse Chopin ad un funerale. Ma I Notturni sono per pianoforte. Chi lo porta un pianoforte in un cimitero?

Alla fine trovo un giovane neo diplomato, molto gentile. Si offre di riscrivere il Notturno numero 9 per violino in una notte. Come ci sia riuscito non lo so, ma lo esegue magistralmente. Il giorno del funerale, lì in mezzo alla campagna, c’è un gran freddo, l’erba è ghiacciata. Le corde del violino brinate, le riscaldiamo con un panno morbido.

Appena il giovane maestro comincia a suonare, le note dolcissime di Chopin si liberano nell’aria. Gli uomini, con lunghe corde, fanno scendere papà vicino a mamma. Osservo il violinista e sento papà che mi dice: so che lo farai. E’ stato il mio ultimo regalo.