Quanto ci piaceva l’albero di Natale del capitano

Un negozio di giocattoli allestito per Natale, a Torino, nel dicembre del 1950. (©Publifoto/Lapresse)

L’8 dicembre sapevamo già tutto. La mattina presto avremmo sentito suonare il campanello. Mamma avrebbe chiesto: “Chi è?”. E dal citofono si sarebbe sentito: “Siora! Sono l’attendente del capitano B. Gho portà il pino!”

Era il “baldo veneto”, come lo chiamava mamma. L’attendente nella sua stiratissima divisa da alpino saliva le scale fino al primo piano della nostra casa di piazza Risorgimento, portandosi sulla schiena la gigantesca punta di un pino di montagna. Era il regalo del capitano B, compagno di scuola di papà.

Mamma aveva già pronto un vaso con la terra e l’attendente, con le guance rosse e le mani screpolate, c’infilava dentro il pino di due metri. Nell’attimo in cui lo interrava, alzandolo prima fino al soffitto, sembrava il marine americano che pianta la bandiera a stelle e striscie sul Suribachi a Iwo Jima. Proprio come nella foto di Joe Rosenthal, diceva papà.

lettera

Natale 1962, la letterina di Betti

Il più del Natale era fatto. La punta sontuosa e ricca di rami e di  aghi arrivava da Sauze, promufava di legno buono e di umido e di resina che colava direttamente sul parquet. Mamma correva con gli stracci, la Pierina che era veneta del Polesine si beveva con lo sguardo l’attendente, Betti ed io ci davamo da fare a rovesciare la scatola delle palline, dei babbi natale, delle candele con la pinza, dei festoni d’oro e d’argento. Eravamo felici di quella magia alpina, beati e immersi nel profumo di montagna.

In fin dei conti per noi quello che era davvero importante è che in quell’angolo di casa ci fosse tutto il necessario per Babbo Natale, che si sarebbe bevuto il suo bicchiere di latte e grato di una così famigliare accoglienza ci avrebbe lasciato, proprio lì, il prezioso carico del suo sacco. Per anni ci siamo anche chiesti perché il bicchiere la mattina fosse sempre a metà e non vuoto. Ecco, era davvero Natale. O meglio lo sarebbe stato ufficialmente non appena papà avesse messo sul piatto del giradischi il suo amatissimo Frank Sinatra, il 45 giri di Merry Christmas. Da allora non ho mai più visto un ebreo festeggiare la nascita del profeta detto Gesù con tanto trasporto. Eccetto lui, che non ha mai smesso di ascoltare il vecchio Frank ogni sera del 24 dicembre fino a 90 anni e di tenerci abbracciati stretti.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: