E venne il tempo degli Agnelli in corso Peschiera

agnelli

Scuola elementare Giosuè Carducci, in acqua la seconda a destra è Margherita Agnelli, la prima a sinistra è Betti.

Sul mio blog il Times avevo raccontato, riprendendo un mio pezzo uscito a suo tempo sul settimanale Epoca, dell’infanzia mia ed di Elisabetta e della nostra amicizia con i compagni di scuola Edoardo e Margherita Agnelli, i due figli dell’Avvocato e di Marella Caracciolo. Le feste a casa loro il sabato, i regali, il lusso, i maggiordomi, i bagni che a me sembravano d’oro.

Quello che non ho detto lì era che il rapporto tra mia sorella e Margherita è stato intenso, anche negli anni successivi,  quando la figlia dell’Avvocato si era trasferita all’estero, prima di sposare Alain Elkann e diventare madre di Lapo e John, l’attuale presidente di Fiat Chrysler. Bettie e Margherita si scrivevano e quando lei venne a Torino ad inaugurare una mostra di suoi dipinti si rividero ancora.

Gli Agnelli che, che a Torino erano una autentica dinastia reale, erano molto fuori dagli schemi tradizionali della borghesia cittadina. A scuola (pubblica) andavano spesso a piedi con una governante svizzera, che pur parlando solo in tedesco a me sembrava molto più affettuosa della loro vera madre. Un sabato a casa degli Agnelli in corso Matteotti e un sabato Margherita andava a trovare le compagne di scuola a cui si era più legata.

Venne così il giorno in cui Bettie si sentì in dovere di restituire le feste di corso Matteotti con i maggiordomi e i candelabri invitando Margherita a casa nostra. Che dovesse essere un pomeriggio, come dire speciale, l’avevo capito già dai giorni precedenti. Mamma mi aveva prenotato tre ore di lezione di scherma, oltre a quelle che già avevo, e che erano francamente una esagerazione. “Dunque, Giorgio mio domani te ne stai fuori”. Quello che so deriva dal racconto di mamma, da lei stessa narrato la sera a cena. Dico ciò perché poi nel tempo questo racconto si è ingigantito di dettagli che facevano apparire l’ingresso di casa nostra come il red carpet di Cannes. La versione originale però aveva il dono della freschezza e dunque è rimasta la più attendibile nella storia.

Va detto che il nostro alloggio di corso Peschiera (a quel tempo un condominio appena costruito) misurava all’incirca 120 metri quadri.  A occhio la camera dei giochi degli Agnelli (solo la camera dei giochi, non tutto il resto del loro appartamento di bambini in un edificio di cinque piani, compreso quello per la servitù ed esclusa la sala cinematrografica un piano sotto terra) era abbondantemente più vasta dei nostri 120 metri quadri.

Nel primo pomeriggio Margherita arriva sotto casa con l’autista. Una Fiat 2100 Familiare, una specie di station wagon con la retina per i cani, che lei adorava e non abbandonava mai. Fortuna che l’abbiante muta resta in auto. La nostra via era una derivazione di corso Peschiera, si chiamava “via privata” e benché facesse pensare ad un lusso come quelle di collina, era così perché non era ancora asfaltata e confinava con un paio di cascine che il piano regolatore non aveva ancora spazzato con i bulldozer.

Dal racconto di quella sera Margherita è stata una esplosione di felicità, corre in lungo e in largo per la casa, Bettie cerca di tenerla nella sua stanza, la fa giocare con le bambole (lei aveva già quelle parlanti che arrivavano dagli Usa), e lei butta tutto all’aria. Entra ed esce dalle camere, apre i cassetti ordinatissimi del comò di mamma e si misura i foulard, le collane, gli anelli. Prende e butta. Apre la porta del salone e si getta sul divano (che quando mi sedevo io stropicciavo i cuscini e ci volevano gli osservatori dell’Onu per riportare mamma alla calma), spalanca altri armadi, tocca le pellicce, indossa i cappelli, va in cucina dove c’era il thè con la torta. Mamma per far vedere che avevamo uno straccio di servitù aveva convocato una donna che ci faceva le pulizie, una ragazza emigrata dal Veneto della piena del Po che a stento capisce l’italiano e spesso strilla con una voce che spacca i timpani. Come i silenti camerieri di corso Matteotti.

Margherita è un turbine, ride, è contenta. In 15 minuti ha frantumato l’ordine precostituito di casa Levi. Alla fine chiede a mia sorella: “Ma la tua camera dov’è?”.

La sera mamma mi chiede se un giorno voglio invitare Edoardo, che magari mi regalava la sua maglia della Juve. “Meglio di no” rispondo. Un po’ mi spiace, ma la mia camera era di un paio di metri più piccola di quella di Elisabetta.

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